Con Diane Arbus arriviamo al secondo appuntamento con i grandi fotografi internazionali che hanno gettato una luce su luoghi oscuri.

Diane Arbus era una fotografa come tante, lavorava come assistente nello studio del marito, anch’esso fotografo, e le sue foto tecnicamente pulite finivano su riviste di moda. Il giorno in cui Diane Arbus divenne Diane Arbus, cioè la fotografa che tutti oggi ricordiamo era un giorno anonimo del 59, pioveva, il cielo era cupo come nelle sue foto, un produttore  Emile De Antonio detto De la invita a casa sua, forse ci vuole provare, Diane è una bella ragazza, una di quelle bellezze “nervose” che piacevano a Woody Allen, ha qualcosa anche di Susanne Vega e della poetessa suicida Silvia Plath, o forse voleva solo sedurla per altri scopi, il fatto è che quella sera le mostra un film del 1932, Freaks di Todd Browning (il regista di Dracula), un film di culto… non sappiamo come finì quella serata ma conosceremo le conseguenze in seguito. Diane guarda quel film decine di volte, quei mostri autentici ritratti nel film le entrano nell’anima e la segnano. Ma manca ancora un tassello perché Diane Arbus diventi se stessa.

zonamorta.it diane arbus

Diane Arbus, autoritratto – New York, 1967

A Manhattan c’è un club frequentato da strane persone, si chiama Club ’82, Diane vi entra una sera piuttosto malinconica del 1960, è sola, ha voglia di bere e magari di conoscere qualcuno, ha lasciato il marito anche se la sua famiglia ancora non lo sa, in quel locale ci sono intellettuali e poeti, ma anche balordi e ruffiani, gomito a gomito, angeli e demoni, e poi ci sono i freaks… quelli di Todd Browning, solo che non si esibiscono nel circo, questo mondo a parte in cui tutti sono eguali perché tutti strani, loro si esibiscono nella vita, vivono ai margini, hanno esistenze parallele alle nostre, invisibili per quanto possa apparire paradossale visto il loro aspetto… Diane quella sera conosce finalmente il suo destino, capisce che cosa vuole fotografare, che cosa vuole inquadrare con la sua fotocamera. I suoi primi soggetti “strani” sono “Miss Stormé de Larverie, la donna che si veste da uomo”, e “Moondog”, un gigante cieco con una grande barba e corna da Vichingo. Da quel giorno inizia l’ascesa nel mondo artistico newyorkese di Diane Arbus che porterà la fotografa nel 1965 a esporre al MOMA.

Diane non si limitava a fotografare questi strani soggetti, entrava in relazione con loro, per riuscire a rappresentarli doveva riuscire a comprenderli, in qualche modo ad entrare in empatia con loro, non guardarli dall’alto in basso né con sguardo pietoso, forse per questo il suo atteggiamento fu equivocato e in qualche modo sospettato di essere voyeuristico… che poi è davvero bizzarro che si accusi di voyeurismo un fotografo ritrattista…

Significativa una frase che lasciò: “Sono nata per salire la scala della rispettabilità borghese e da allora ho cercato di arrampicarmi verso il basso, il più rapidamente possibile”. 

Diane Arbus morì suicida nel 1971 all’età di 48 anni.

Photographer Diane Arbus was renowned for her unflinchingly honest portraits-br---br-© All pictures courtesy of Diane Arbus Estate, LLC, 1972.

“A young man in curlers at home on West 20th Street”, N.Y.C. 1966

Identical_Twins,_Roselle,_New_Jersey,_1967

Gemelle identiche, Roselle, N.J., 1967

Eddie_Carmel_and_parents,_1970

Diane Arbus – A Jewish giant at home with his parents in the Bronx, N.Y. 1970

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