Ci sono misteri che pur dissolti con il tempo e la ragione ci lasciano dentro una sottile inquietudine, un’ombra sul cuore, da qualche remota parte della nostra mente, o della nostra coscienza qualcosa ci dice o sussurra che sì, non c’è alcun mistero, che tutto si spiega con la ragione tuttavia trema perché l’invisibile ha trame oscure, e l’accecante luce della verità non illumina tutti gli angoli bui…

Gloomy Sunday è un mistero di questo tipo, per quanto oggi sappiamo che è una canzone innocua non ne siamo del tutto persuasi, e tremiamo se ci apprestiamo ad ascoltarla, un terrore sottile si insinua e preda di una superstizione folle ma irresistibile fermiamo l’ascolto.

Gloomy Sunday è una canzone scritta dall’ungherese László Jávor e musicata da Rezső Seress nel 1933.

La malinconica canzone nacque durante una cupa domenica parigina. Seress era triste a causa di un litigio con la sua amata, il motivo del litigio è un classico: la sua ostinazione nel voler sfondare nel mondo della musica.

Dopo rifiuti su rifiuti paradossalmente un produttore parigino pubblicò quella canzone così triste, ed è allora che cominciarono a verificarsi una serie di eventi tragici.

Un giovane tedesco di Berlino ascoltò quella canzone in un caffè, tornato a casa, afflitto da una tristezza assoluta e opprimente, si sparò un colpo in testa. Dicono testimoni che quella melodia gli si era insinuata in testa, il giovane era sensibile e fragile, quella canzone lo uccise.

zonamorta.it spartito gllomy sunday, la canzone che uccide

Una giovane sua conoscente, anch’essa berlinese, si impiccò. Poco vicino fu trovato uno spartito della canzone di Seress.

La maledizione si diffuse in tutto il mondo. A New York una giovane segretaria si suicidò inalando gas, accanto al suo cadavere fu rinvenuto uno spartito della canzone. In una lettera la suicida dichiara come ultima volontà che quella canzone venisse suonata al suo funerale.

Gli eventi luttuosi si susseguirono, Londra, Roma, Parigi, ovunque vi furono suicidi legati a quella canzone, lo spettro di Wherter si aggirava nuovamente nel mondo, le autorità temevano un’altra strage per emulazione simile a quella che si verificò all’indomani della pubblicazione del romanzo di Goethe.

Nel 1941 la BBC si rifiutò di trasmettere quella canzone nella versione di Billy Holiday perché troppo malinconica per i soldati in guerra.

Lo stesso autore della canzone si suicidò nel 1968 gettandosi da una finestra del suo appartamento a Budapest.

La canzone leggermente modificata, furono tolti gli accenni al suicidio nel testo, venne interpretata nel tempo da molti artisti: Billie Holiday, Bjork, Sarah Brightman e dall’italiana Norma Bruni. Anche a lei quella canzone portò sfortuna, dopo aver cantato Triste domenica in un programma televisivo all’uscita dagli studi ebbe un malore e morì dopo due settimane di coma.

Ma perché questa canzone spinge al suicidio chi l’ascolta? La melodia ha una cadenza da marcia funebre e il testo racconta una disperazione assoluta da cui si può uscire solo con la morte. Tutto questo basta a spiegare? Come già detto ci sono opere che inducono una particolare malinconia depressiva e spingono all’emulazione di un gesto che dell’opera è il fulcro. Spesso chi ha in animo di farla finita può avere un incoraggiamento in momenti particolarmente tristi da esempi illustri, il suicidio ha un potere emulativo, spinge altri intenzionati a compierlo, da qui la discrezione con cui i media riportano i suicidi nelle cronache.

Dunque la canzone non ha in sé alcun potere misterioso, così come leggere il Wherter di Goethe non spinge nessuno a impiccarsi o a spararsi, qui sotto potete ascoltare la versione originale della canzone… ma lo farete?

 

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