Una panoramica su un elemento costitutivo dell’horror moderno: il tema del grottesco.

Cito dal dizionario:

grottesco
grot·té·sco/
aggettivo e sostantivo maschile
  • 1.
    aggettivo
    Deforme e innaturale, paradossale e inspiegabile, tale da suscitare reazioni contrastanti (dal riso all’indignazione): aspetto g.; una scena g.; anche s.m. con valore neutro.
    “cadere nel g.”
  • 2.
    sostantivo maschile
    In letteratura, uno degli aspetti del comico, fondato su una voluta sproporzione degli elementi costitutivi di un momento drammatico.

non aprite quella porta

Le declinazioni che ci interessano in particolare nel nostro viaggio sono quelle di deforme, innaturale e paradossale.

Molti individuano in Non aprite quella porta (1974) di Tobe Hooper il capostipite di un nuovo genere horror, un genere in cui la campagna sperduta e paranoica la fa da padrona. Protagonista di questi film è infatti la campagna degradata, abbandonata, decadente dove sopravvivono a stento pochi contadini o allevatori ridotti alla fame. In questi campi  abbandonati, punteggiati da fattorie diroccate, lontano dalla città e dalla civiltà industriale, striscia un sordo rancore che nutre i pochi abitanti rimasti, resi folli dall’isolamento e dal mancato ricambio genetico. Relazioni incestuose e crisi economica si fondono in un impasto letale per gli incauti che passano da quelle parti.

Uscendo dall’horror dobbiamo per forza citare un film di due anni prima. È il 1972 quando Boorman dirige Un tranquillo week-end di paura, un thriller a sfondo ecologico in cui sono presenti molti elementi del genere. Un mondo a parte, in questo caso una valle profonda destinata  a scomparire per la costruzione di una diga. E dei bifolchi con chiari segni di degenerazione genetica, pieni di rancore verso il mondo civile venuto a distruggere il loro mondo. In questo film manca l’elemento horror fondamentale. L’obiettivo è la suspense, non il terrore, i bifolchi recano segni di demenza ma non sono mostruosi.

Sebbene per molti versi il film di Hooper segni l’inizio di un canone, possiamo rintracciare in un film del 1964, Two thousand maniacs del famigerato Hershell Gordon Lewis, il padre dello splatter, alcuni di questi temi. Il film narra di un gruppo di villeggianti che incappa in uno strano villaggio sperduto che celebra un misterioso centenario. Il villaggio si rivelerà popolato da folli maniaci e i festeggiamenti saranno piuttosto sanguinolenti. La qualità del film e il fatto che sia pressappoco sconosciuto in Europa non depongono a favore per il ruolo di capostipite, almeno in questo genere, certamente però rimane una pietra miliare del genere splatter.

C’è naturalmente un padre nobile, anche se in questo caso sarebbe meglio parlare di madre nobile, è il caso di Shirley Jackson con il suo racconto La lotteria di cui ho parlato in questo articolo.

Il film di Tobe Hooper ispirato in parte alla vicenda terribile di Ed Gein, serial killer americano che ispirò anche Bloch per il suo personaggio di Psyco (1960), riassume molti elementi che saranno poi rintracciabili in opere successive: la campagna abbandonata o aggredita dalla civiltà industriale, la fame che spinge ad atti di cannibalismo, lo scarso ricambio genetico che favorisce la nascita di bambini deformi, il rancore nei confronti dei forestieri.

le colline hanno gli occhi grottesco nel cinema horror

Nel 1977 Wes Craven dirige Le colline hanno gli occhi, un film che agli elementi aggiunge le radiazioni nucleari. Le campagne in crisi per il fallimento dell’industria della carne di Non aprite quella porta sono qui sostituite dalle colline del deserto dell’Arizona, teatro di segreti esperimenti nucleari che hanno contaminato la comunità locale, creando mutazioni genetiche terribili. I mutanti però non sono solo mostruosi, hanno anche appetito.

american gothic

Negli anni 80 domina lo slasher con le saghe di Halloween, Nightmare e Friday 13, il genere grottesco viene abbandonato. Alla fine del decennio però appare American gothic (1988) di John Hough, in cui ritornano tutti i temi del genere, con in  più l’elemento del fondamentalismo religioso a rendere tutto più malsano. I malcapitati sono dei giovani, come nello stile dello slasher, che approdano in un’isola appartata dove vive una famiglia di fanatici religiosi. Le tare genetiche, le relazioni incestuose e la follia sono trattati consapevolmente dal regista come elementi costitutivi del film. In questo senso possiamo dire che American gothic è il primo film consapevolmente teso alla ricerca del grottesco. Curiosità: il titolo del film  e la locandina citano in modo evidente il celebre dipinto di Grant Wood.

Per trovare un capolavoro del genere grottesco dobbiamo fare un salto notevole fino al 2004. Sorvolo sul primo episodio della saga di Wrong turn che indubbiamente si rifà sia a un Tranquillo week end di paura che alle Colline hanno gli occhi, salvo spingere molto sull’elemento splatter, per la mancanza di qualità artistica (sono comunque film divertenti). Qualità che invece troviamo in Calvaire di Fabrice Du Welz. A mio avviso è un autentico capolavoro del genere horror grottesco. Contiene due elementi fondamentali come la campagna isolata e la follia dei bifolchi. La sua originalità però consiste nel ritrarre un paese abitato da soli uomini, molti dall’aspetto grottesco e ritardati, e di spingere l’acceleratore sul grottesco e il malsano mantenendo però il pieno controllo stilistico. Il film è splendidamente inscritto in alcune scene topiche come l’accoppiamento di alcuni abitanti del villaggio con una povera bestia, il ballo all’interno dell’unica locanda del paese o la trasformazione del malcapitato forestiero nella donna che aveva abbandonato il folle Bartel.

L’errore più comune che fanno molti registi che manipolano l’elemento grottesco è di farsi prendere eccessivamente la mano, finendo nella farsa, nell’horror comedy non voluta, nell’umorismo involontario che in un film horror ha un effetto castrante. Beninteso che quando l’horror comedy è consapevole raggiunge notevoli risultati. Welz resta sempre in equilibrio e riesce ad arrivare il finale senza mai scadere nella farsa.

L’ultimo film che vorrei citare in questo viaggio nell’horror grottesco è Frontiers del 2007. Qui i bifolchi sono in realtà dei nazisti particolarmente ostili alla Francia multirazziale.  Il film è interessante perché inserisce il tema politico. Il regista accenna nemmeno tanto velatamente ai conflitti etnici che infiammano le banlieu parigine e all’ascesa di movimenti politici di estrema destra come il Front Nationale.

Il mio articolo non voleva certo esaurire il genere citando ogni film uscito che poteva rientrare nella categoria, volevo invece segnalare i film a mio avviso che meritano di più sul piano artistico.

E come ultima tappa vi propongo di leggere il mio racconto La Famiglia che trovate su Amazon a questo link e anche nella barra a destra. È un omaggio al genere grottesco che racchiude molti elementi che si possono trovare nei film citati.

 

 

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