Il sadismo sessuale è una parafilia con cui nel DSM IV si indica quello di stato di eccitazione che prova un soggetto infliggendo sofferenza fisica o psicologica alla vittima. In alcuni casi il sadico può arrivare anche all’orgasmo.

Alcuni criminologi affermano che i serial killer che agiscono sotto la copertura di qualche professione particolare rischiano di farla franca rispetto agli altri. Essere a contatto con corpi indifesi o agire da posizione di potere sui corpi regala un privilegio che molti serial killers invidiano ai loro “colleghi” fortunati.

La categoria infermieristica rientra tra quelle che consentono questo tipo di copertura così come del resto quella medica. Altre possono essere i corpi militari o di polizia, gli addetti alla custodia ecc ecc.

La donna di cui parleremo rientra nella categoria degli angeli della morte, quelle infermiere cioè che invece di curare pongono fine alle sofferenze dei loro pazienti…

Jane Toppan nasce a Boston nel 1857, il suo vero nome è Horace Kelly, a 8 anni (dopo la morte della madre per tubercolosi e l’internamento in manicomio del padre) viene affidata alla famiglia Toppan presso cui presterà servizio.

Jane Toppan

Jane si rivelerà in seno alla famiglia a cui è affidata come una persona molto problematica, bugiarda in modo patologico e manipolatrice. Rimane dai Toppan per dieci anni finché non si iscrive alla scuola per infermieri.

Scuola che non terminerà, dato che si guadagnerà ben presto la fama di ladra e pettegola. Eserciterà comunque da infermiera privata e utilizzerà per i suoi fini la morfina e l’atropina, non solo ucciderà decine di pazienti, tra cui gli stessi componenti della famiglia Toppan ma arriverà anche ad appiccare incendi nelle case dove presta servizio.

Arrestata e processata le vengono riconosciute 31 vittime. E’ proprio durante il processo che si scoprirà il dettaglio più morboso: Jane riusciva a provare veri e propri orgasmi nel vedere morire le proprie vittime.

Muore all’età di 81 anni all’ospedale psichiatrico di Taunton nel Massachusetts.

Le sue ultime parole prima di spirare serenamente, rivolte ad un’infermiera del manicomio, furono queste:

“Trova della morfina, cara, che poi ce ne andiamo in corsia, tu ed io; ci divertiremo un sacco a vederli morire tutti!”

 

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