La storia di cui vi parlo oggi ha dell’incredibile, le foto che illustrano questo articolo sembrerebbero immagini di uno tsunami o di uno straripamento di un fiume ingrossato dalla pioggia…

zona morta la grande alluvione di melassa di boston

La melassa negli Stati Uniti era un dolcificante molto usato nella prima metà del novecento, soprattutto per produrre alcolici. A Boston, nel 1919, al 529 di Commercial Street, vicino a Keany Square, incombeva una costruzione imponente, una visione che sarebbe di certo risultata bizzarra agli occhi di un moderno passante: un’enorme cisterna alta 15 metri e larga 27, riempita di 8.700.000 litri di melassa.

Questa melassa, un composto dolciastro nero come la pece e vischioso, era ferma nella cisterna in attesa di essere trasferita. Il 15 Gennaio in una giornata insolitamente calda per quella stagione a Boston la cisterna collassò su se stessa, probabilmente lo sbalzo termico che si era verificato nella giornata, si era passati da -17 a +5 gradi, aveva causato la fermentazione della melassa, la pressione era diventata così forte che la cisterna aveva ceduto riversando sulle strade tutto il contenuto. Un’onda di melassa alta 4 metri raggiunse la velocità di 56 km/h e spazzò via ogni cosa, i palazzi furono divelti come fossero casette di legno, un treno fu sbalzato dai binari, l’onda travolse e uccise ogni cosa su cui passava. Chi veniva sommerso si dibatteva invano in quelle sabbie mobili appiccicose che inghiottivano implacabili ogni cosa.

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Una specie di blob gigantesco che inghiotte tutto, questo si verificò quel giorno a Boston. Alla fine i morti furono 21 e i feriti oltre 150. Per ripulire tutto ci vollero 4 giorni e un esercito di volontari.

Come nel disastro del Vajont ben presto si scoprì che decisiva fu l’imperizia umana, chi aveva progettato la cisterna non aveva fatto nella fretta di inaugurarla tutti i test di sicurezza necessari e inoltre la cisterna fu riempita oltre i livelli di guardia.

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