La Zona Morta

Il pensionato, un racconto horror

<p>&nbsp&semi;<&sol;p>&NewLine;<p><em>Si inaugura con questo racconto horror la nuova rubrica Racconti in cui faranno comparsa periodicamente alcune storie horror che ho scritto negli ultimi anni&period; Il racconto che vi presento oggi è stato pubblicato sul blog <a href&equals;"http&colon;&sol;&sol;www&period;crapula&period;it&sol;http&colon;&sol;&sol;www&period;crapula&period;it&sol;il-pensionato&sol;" target&equals;"&lowbar;blank">CrapulaClub<&sol;a>&comma; nella rubrica curata da Antonio Russo De Vivo <a href&equals;"http&colon;&sol;&sol;www&period;crapula&period;it&sol;miedo-a-las-alturas-horror-fantascienza-e-altri-mostri&sol;" target&equals;"&lowbar;blank">Miedo a las alturas<&sol;a>&comma; ogni settimana viene pubblicato un racconto a tema horror&comma; vi invito a seguire questo blog pieno di contenuti e contributi interessanti&comma; palestra di nuove voci letterarie&period;<&sol;em><&sol;p>&NewLine;<p>A svegliarlo fu al solito l’urgenza di liberare la vescica&period; Aperti lentamente gli occhi fu trapassato dalla crudele luce del mattino&colon; gli fece male&comma; cercò rifugio tra le coltri schiacciando la faccia contro il cuscino e sollevando la coperta&comma; ma lo stimolo alla vescica era opprimente&period; Quando era bambino resisteva per un’ora prima di alzarsi e andare a scaricarsi nel bagno&comma; ora avrebbe rischiato di farsela addosso&comma; non era il caso di fidarsi troppo della resistenza delle sue valvole&period;<br &sol;>&NewLine;Metà stanza era ancora immersa nel buio&period; Appena lo schermo bianco che gli era calato sugli occhi si dissolse&comma; la stanza prese forma e riconobbe tutto&colon; il comò di fronte al letto con le foto di famiglia&comma; il pizzo su cui facevano polvere vecchi oggetti della moglie che non riusciva a metter via per non fare torto alla sua memoria&comma; poi le pareti crepate&comma; una marina appesa accanto alla pergamena egizia che gli regalò qualcuno un tempo&comma; l’armadio del matrimonio con le ante cigolanti e lo specchio opaco&comma; sopra la sua testa il crocifisso ligneo incombente con la fronte del cristo coronata di spine e il sangue che gli colava sugli occhi&period;<br &sol;>&NewLine;Alzarsi ogni mattina era divenuta nel tempo un’incombenza amara&comma; come recarsi ogni giorno al cimitero a scavarsi la fossa e poi seppellirsi fino a soffocare&period; Ogni giorno si celebrava il rito della nascita con il suo strazio&comma; il dolore di essere proiettati in un mondo ostile&semi; la notte celebrava il rito della morte&comma; il quieto ritorno al buio cosmico&period;<br &sol;>&NewLine;L’odore del caffè&comma; simile a un puzzo di verdure marcite in qualche angolo remoto della cucina&comma; gli faceva venire la nausea&comma; e poi non c’era più sua moglie Ada a metterlo sul fuoco&comma; gli piaceva sentire l’aroma mentre in bagno&comma; infreddolito&comma; si vestiva in fretta&period; I panni messi sul calorifero a prendere calore&comma; gli spifferi gelidi che infierivano sulle gambe nude&comma; l’acqua troppo fredda o troppo calda&comma; la luce debole della lampadina sospesa sulla testa&comma; lo specchio buio che rimandava un’immagine impalpabile mentre cercava di radersi il viso&comma; riti del mattino&comma; obsoleti&comma; rinnovati&comma; quotidiano a cui non si può scampare&period;<br &sol;>&NewLine;Nel soggiorno trovava gli abiti stirati&comma; la tazza di caffè e il pane da mangiare nel latte&period;<br &sol;>&NewLine;Di solito mentre preparava il caffè e le medicine da prendere ascoltava i rumori dei vicini di casa&period; Al piano di sopra c’era una giovane coppia di sposi&colon; trottavano avanti e indietro prima di correre al lavoro&comma; trangugiavano il caffè in fretta e discorrevano confusamente mentre finivano di vestirsi&comma; poi un calcio al portone e li sentivi precipitarsi giù per le scale&comma; sempre in ritardo&comma; per quanto ricordasse&period;<br &sol;>&NewLine;Accanto&comma; la vedova più anziana di lui di qualche anno — aveva seppellito suo marito talmente tanto tempo fa che a malapena si ricordava di essere stata sposata —&colon; la sentiva ciabattare in cucina con la radio sintonizzata su radio Maria&comma; l’avrebbe spenta solo alle nove&comma; prima di coricarsi&period;<br &sol;>&NewLine;Quella mattina non si sentiva nulla&comma; silenzio sepolcrale&period; Si chiese se fosse accaduto qualcosa&period;<br &sol;>&NewLine;Come ogni mattina aprì l’unica finestra che illuminava la cucina&period; Le imposte erano chiuse a chiave per volontà della moglie&comma; il loro appartamento era al primo piano&comma; bastava appoggiare una scala e chiunque sarebbe entrato&period; Negli ultimi anni sua moglie era stata tormentata dall’idea che qualcuno potesse intrufolarsi in casa&comma; l’idea si era fatta via via più delirante con richieste che gli erano parse assurde&comma; come quella di schermare la finestra del bagno che dava sul giardino in modo che nessuno la spiasse mentre si faceva la doccia&comma; o quella di mettere le serrature a tutte le imposte&period;<br &sol;>&NewLine;Il caffè cominciò a gorgogliare nella caffettiera&comma; lo versò nella sua tazza bianca&period; Nel ripiano dei bicchieri&comma; c’era la tazza preferita della moglie&comma; una tazza bianca con decorazioni floreali cinesi e il bordo dorato&comma; l’aveva presa a una bancarella dell’antiquariato per il suo sessantesimo compleanno&semi; le era piaciuta tanto quella tazza&comma; alla sera lui le portava a letto la camomilla&comma; e lei la contemplava prima di sorseggiare&colon; c’era un pavone tra una decorazione e l’altra e lei lo osservava sempre&comma; un giorno gli disse che quel pavone era come se cambiasse ogni volta di posto&comma; così doveva scorrere la tazza facendola ruotare su se stessa fino a ritrovarlo&period; Negli ultimi mesi invece la tazza le era divenuta estranea&comma; come tutto&comma; la sorreggeva a fatica con le dita scheletriche e tremanti&comma; lui la doveva aiutare&comma; qualche volta gli era parso che sorridesse&comma; ma poi pensava sempre che era un’illusione&comma; l’incantevole sorriso che tanti anni addietro lo aveva stregato&comma; la dolcezza dei suoi occhi neri appena velati di malinconia&comma; tutto divorato dalla demenza&period;<br &sol;>&NewLine;Ogni luce si spense in lei salvo in punto di morte&comma; quando per un attimo i suoi occhi tornarono quelli di un tempo&comma; profondi e malinconici&comma; devastati dalla malattia ma ancora segnati dai sentimenti&comma; occhi che gli sorrisero&comma; che ricordarono i giorni dell’amore fisico e poi quelli dell’amore quieto&comma; del volersi bene andando oltre la spossatezza fisica&comma; oltre le stanche membra del corpo&comma; della tenerezza senza carezze&period;<&sol;p>&NewLine;<p>Prima ancora di aprire la porta della veranda che dalla cucina porta al piccolo giardino nel retro&comma; sentì quello strano rantolo e poi quel suono quasi impercettibile eppure distinto&comma; una specie di pigolio&period; Sbirciò tra gli spiragli della persiana ma la visuale era parziale&comma; riusciva a vedere solo il pavimento della piccola veranda&comma; la porta del ripostiglio dalla parte opposta e uno spicchio di giardino con la siepe alta di alloro che lo separava dal giardino dei vicini&period; Il suono veniva dalla parte nascosta del giardino&comma; lo avrebbe visto bene dalla porta-finestra della camera da letto&period; Si chiese che cosa potesse essere&comma; forse un grosso gatto ferito&period; Ruppe gli indugi&comma; aprì la porta della cucina e uscì sulla veranda&period; Subito scorse un corpo sulla sinistra&comma; a ridosso del piccolo orto di erbe aromatiche&period; Era il corpo di un grosso animale&comma; a prima vista gli sembrò un cane di grossa taglia&comma; molto grasso&comma; era sdraiato&comma; dalla sua posizione vedeva solo la parte finale del corpo&comma; le zampe erano nascoste sotto la grossa mole dell’addome gonfio&comma; poi vide la coda e rimase senza fiato&comma; era una coda grossa come una corda&comma; una coda da ratto&period; Fu tentato di tornare sui suoi passi&period; Il corpo dell’animale gemeva&comma; il suono&comma; quel lamento costante&comma; veniva dalla testa&comma; l’addome gonfio dell’animale si abbassava e si alzava&comma; qualcosa pulsava lentamente in lui&period; Il vecchio fece un passo verso destra per visualizzare l’intero corpo&period; L’animale era lungo un metro e mezzo circa&comma; la coda misurava quasi un metro ed era attorcigliata&period; La testa più affusolata era affondata nel timo&period; Sembrava anche la testa quella di un ratto&semi; era il ratto più grande e spaventoso che avesse visto in tutta la sua vita e in passato quando lavorava come impiegato nel magazzino di un’azienda ne aveva visti di belli grossi&comma; grassi come maialini e arditi&comma; non scappavano quando ti avvicinavi&comma; restavano fermi a fissarti con aria di sfida&period; Si avvicinò ancora all’animale e sentì quel rantolo alzarsi e divenire stridulo&comma; la testa fece un movimento brusco&comma; emerse dal cespuglio del timo per poi stramazzare nell’erba e rimanere lì a sfiatare&period; Ora poteva vedere il muso nella sua interezza&period; Era più largo di quello di un topo e le narici erano ovali e profonde&comma; sbuffavano vapore&comma; sotto il labbro inferiore pendevano come dei bargigli&comma; dalla bocca dischiusa balenavano denti gialli&comma; grossi e aguzzi&period; Gli occhi minuscoli erano rossi e leggermente schiacciati&period; Nel complesso un brutto animale&comma; di una razza a lui ignota&period;<br &sol;>&NewLine;Se telefono al veterinario penseranno che sono ubriaco&period; Alzò la testa per vedere se c’era qualcuno ai balconi e alle finestre dei palazzi di fronte&colon; tutto silente&comma; nessuna traccia di esseri umani&period; Solo lui e quella bestiaccia immonda nel giardino&period;<br &sol;>&NewLine;Rientrò in casa e pensò al da farsi&period; Certo non poteva far finta di niente&comma; come se quella strana bestia non ci fosse stata&period; Avrebbe voluto&comma; avrebbe voluto fare finta di niente&comma; come se si fosse trattato di un sogno&comma; o una di quelle visioni malate di Ada&period; Ma era là e ci sarebbe rimasta per molto tempo&comma; prima di morire e poi marcire e infine impregnare l’aria del quartiere di un orrendo malsano olezzo&period; Lo avrebbero sfrattato&comma; lo avrebbero cacciato via in malo modo&comma; forse condotto al sanatorio&period; Incapace di intendere e volere&comma; incapace di provvedere a se stesso&comma; arrecava grave nocumento al vicinato&period; E quella bestiaccia&comma; si sarebbe difeso&comma; non l’avete vista&quest; Come avrei potuto portarla via da solo&quest; Quale bestiaccia&comma; gli avrebbero risposto&comma; non c’era nulla in quella casa&comma; solo la sua trascuratezza&comma; imputabile alla sua età e alla demenza senile acclarata&period;<br &sol;>&NewLine;No&comma; non poteva lasciarla così&comma; a crepare&period; Improvvisamente gli venne pietà&period; Era una bestia brutta&comma; d’accordo&comma; una creatura da incubo&comma; ma era pur sempre moribonda&comma; stava soffrendo&comma; sentiva il suo gemito disperato entrargli in testa&comma; era stato ingiusto a ritenerla solo una scocciatura&comma; un ingombro&comma; non si può essere indifferenti alla sofferenza&comma; in fondo anche lui un giorno poteva finire come quella bestia&comma; agonizzante nel giardino&comma; dopo un attacco di cuore&comma; ignorato e dimenticato&comma; una morte lenta e solitaria&comma; lontana da ogni affetto&comma; senza nessun volto pietoso a stringergli la mano prima del momento&period; Tornò fuori e guardando l’animale morente cercò di pensare a come alleviare la sua sofferenza&period; Forse poteva dargli da bere&comma; sì&comma; è così che si fa sempre ai moribondi&comma; a parte gli annegati&comma; si intende&period; Gli venne da ridere immaginandosi sulla spiaggia mentre infilava una bottiglia di acqua panna nel gargarozzo di uno che aveva sputato litri di acqua salata&period; Ma forse non era così peregrina l’idea&comma; forse anche gli annegati hanno bisogno di bere per ritemprarsi&comma; forse alcolici&comma; come quelli che cadono sotto le slavine&period; Non aveva alcolici in casa&comma; solo una grappa al mirto&comma; ma non gli sembrava il caso di darla da bere alla bestia&period; Prese una ciotola dalla credenza e la riempì d’acqua&period; Tornò nel giardino&period; L’animale non si era mosso&period; Il suo ventre gonfio continuava a espandersi e contrarsi&period; Dalla bocca gli colava un liquido giallastro&comma; si era raccolto in una piccola pozza sotto il muso&period; Che schifo&comma; non toccherò mai più queste erbe aromatiche&period; Aggirò il corpo&comma; l’animale non diede segno di averlo scorto&comma; gli occhi vitrei sembravano fissare la siepe&comma; qualcosa in quelli dava il senso di una disperazione abissale&comma; che lui non avrebbe mai compreso&period; Si chiese se la cosa non fosse arrivata da un’altra dimensione&comma; si domandò come si sarebbe sentito lui al suo posto se fosse andato a morire in un mondo dove lui era un oggetto strano e ingombrante&period; A fatica si piegò per infilare la ciotola sotto il muso&comma; la lasciò sotto e poi si rialzò inarcando la schiena e tenendosi i fianchi&period; Ogni volta che si piegava sentiva dei sinistri scricchiolii&period; Sono come una vecchia sedia di legno&comma; sono ancora buona all’uso ma non c’è da farci troppo affidamento&comma; se dondolo finisce che mi strappo una gamba e finisco a ruzzolare&period; L’animale non beveva&comma; i bargigli lambivano l’acqua ma la bocca non si apriva&period; Forse era troppo incosciente&period; Pensò di toccargli il muso per spingerlo a bere&comma; ma l’idea gli fece senso&period; Con qualcosa&comma; con qualcosa potrei toccarlo&comma; senza fargli del male&period; Guardò nel ripostiglio&comma; trovò i guanti da giardinaggio&period; Li infilò e si fece coraggio&period; Lo toccò delicatamente sul muso spingendo la bocca a contatto dell’acqua&period; Ma l’animale restò inerte&period; Lo toccò sopra la nuca ma fu tutto inutile&period; Provò anche a parlargli&comma; come faceva con i gatti che ogni tanto transitavano nel suo giardino&period; Coraggio&comma; apri la bocca&comma; devi bere o farai una brutta fine&period; Con sua enorme sorpresa l’animale schiuse la bocca e una lingua nera e viscida uscì a lambire l’acqua&comma; seguirono rumori orribili mentre l’acqua veniva aspirata tutta in pochi secondi&period; Poi la bestia provò a muovere il muso ma per quanti sforzi facesse non riusciva&period; I rumori del ventre sembrarono aumentare come se l’acqua avesse attivato ancora di più le attività all’interno del corpo&period; Il vecchio vide il contorno di un verme o qualcosa del genere premere contro lo stomaco dilatato&period; Che razza di bestia sei&period; L’animale sembrò riprendersi&comma; sollevò il muso e digrignò i denti aguzzi contro di lui&comma; i lineamenti contratti in una smorfia feroce&period;<br &sol;>&NewLine;Ma gli occhi rossi sembravano arresi all’evidenza di un corpo indifeso&comma; in balia dei predatori&period;<br &sol;>&NewLine;Rientrò in casa e si sedette sul divano pensando al da farsi&period;<&sol;p>&NewLine;<p>Pensò di chiamare la vicina di pianerottolo&comma; Marisa&comma; in fondo lei lo seccava per ogni stupidaggine&comma; come quella storia delle foglie del gelsomino di Ada che secondo lui ostruivano le grate di scolo nel garage rischiando di provocare un’alluvione&comma; preoccupazione che sarebbe stata legittima se le foglie in questione non fossero che due rosicate foglie ingiallite e ormai marce cadute nell’ingresso dei fondi&period; Il vecchio sospettava che la propensione a disturbare gli altri per quisquilie fosse un estremo tentativo di superare l’angoscia rimossa di essere sola da anni e se vogliamo da sempre visto che il marito era stato una presenza impalpabile&comma; tanto che ci si accorse di lui solo quando la bara uscì dal condominio&period; Poveretto&comma; donna noiosa&comma; due solitudini a contatto&comma; una coppia terrificante&comma; orribile connubio&period; Chissà che fa quella povera bestia&period;<br &sol;>&NewLine;Prima di uscire controllò come stava&comma; come per convincersi ancora una volta che esisteva realmente&comma; con disgusto e pietà la osservò ancora distesa&comma; ansimante&comma; con quella linguaccia oscena di fuori&period;<br &sol;>&NewLine;Morirà presto&comma; che sollievo&period; Con una punta di invidia ne considerò la parabola&period; All’inferno dove si troverà bene&comma; senz’altro&comma; nel buio tra le fiamme&comma; con altre disgustose creature&period;<&sol;p>&NewLine;<p>Strano che Radio Maria sia spenta&comma; in tanti anni di vita condominiale non ricordava un solo giorno in cui la radio di Marisa non fosse sintonizzata ad alto volume su quella stazione bigotta&period; Ogni giorno la preghiera a Maria insozzava l’aria&period; Litanie a largo consumo&comma; prediche roche&comma; preti dissoluti e sinistri&period;<br &sol;>&NewLine;Bussò alla porta timidamente&comma; l’idea di seccare la gente era sempre stata radicata in lui fin da bambino&comma; era un uomo silenzioso&comma; non voleva mai disturbare&comma; perché i rumori lo infastidivano e chi lo cercava gli metteva paura&comma; non odiava gli uomini ne aveva però paura&comma; una paura che non lo aveva mai abbandonato anche se Ada gliel’aveva spesso rimproverata&period; Quel po’ di vita sociale che aveva condotto nella sua esistenza era dovuta ad Ada che ostinata aveva sempre tentato di coinvolgerlo nelle sue relazioni sociali così ricche e impegnate&period; Il circolo dei lettori&comma; il coro gospel&comma; il trekking in alta montagna&comma; Ada era pervasa di voglia di partecipare&comma; di esserci&comma; anche se poi una volta a casa si sfogava a letto sparlando di tutti quelli a cui aveva affabilmente sorriso&colon; Ada era così&comma; le piaceva incontrare persone per poterle sminuire&comma; ridicolizzare&comma; in privato con lui&period; Era forse il suo modo di sentirsi appagata e realizzata socialmente&comma; lei che sentiva in fondo di aver sprecato la vita dietro un uomo così timido e impacciato&comma; e incapace di darle figli e una buona rendita&comma; un uomo buono a cui voleva bene ma che segretamente talvolta aveva odiato e tentato di ferire&period;<&sol;p>&NewLine;<p>Per quanto i colpi sulla porta fossero timidi&comma; in quel silenzio assoluto i rumori rimbombavano ed era impossibile ignorarli&period; Suonò allora il campanello&comma; il trillo acuto lo fece sussultare&comma; sembrava tanto forte il suono che temeva di aver allertato tutto il quartiere&period; Attese invano&period; Pensò di lasciar perdere quanto sentì qualcosa&comma; proveniva dal giardino di Marisa&comma; un suono soffocato&comma; come un gran morso&period; Il portone era spalancato&period; Macchie rosse sulla maniglia e sul pavimento&period; Sangue&comma; ancora fresco&period; Avvicinandosi al portone i rumori di masticazione aumentavano&period; Ricordavano lo zio Maurilio quando rosicchiava la carne che restava attaccata alle ossa delle costolette&period; Scrunch&comma; scrunch… slarc&comma; slabbr… mentre strappava la carne come un cane affamato&comma; latrava in un cantuccio sordo e sporco&comma; il suo stomaco brontolava come un temporale vicino&comma; sempre affamato&comma; prossimo a stramazzare al suolo vinto dall’inedia perenne&period;<br &sol;>&NewLine;Il vecchio si affacciò e guardò a destra dove il giardino di Marisa terminava in una piccola nicchia con la lavatrice e un piccolo sgabuzzino per scope e utensili da giardino&period; Una volta aveva visto uno dei figli dei vicini entrare nel giardino per recuperare il pallone&comma; un discolo dall’aria monella e innocente&period; Aveva socchiuso la porticina e aveva scorto una trappola in cui si dibatteva agonizzante un topino di campagna&comma; era rimasto incastrato con la testa&comma; sangue zampillava allegro dal collo&comma; agitava frenetico le zampette&period; Il bambino lo aveva osservato freddo e curioso&comma; poi aveva preso la palla ed era scappato via&comma; turbato da qualcosa&period;<br &sol;>&NewLine;Lì di fronte alla porta in legno dello sgabuzzino&comma; nello stesso punto in cui quel bambino aveva osservato quel topo morente&comma; una creatura come quella che stava agonizzando nel suo giardino si stava nutrendo della vedova&period; Se ne cibava lentamente&comma; senza fretta&comma; strappando la carne con pazienza e meticolosità&period; Alla vedova mancava già gran parte del volto&comma; la carne delle spalle&comma; e delle braccia&comma; ora la bestia le stava divorando lo stomaco&period;<br &sol;>&NewLine;Il vecchio non ne fu stupito&comma; o meglio&comma; non ne fu turbato come credeva&comma; in qualche modo se lo aspettava&colon; il silenzio&comma; la radio spenta&comma; forse tutti in quel momento erano divenuti cibo per queste bestie&period; Sarebbe accaduto anche a lui se la bestia toccatagli in sorte non fosse incorsa in qualche incidente&comma; o magari gli era toccata una bestia malata&comma; chissà&period; Ciascuno ha la sua bestia&comma; a me è toccata in sorte una povera creatura bisognosa di cure&comma; una creature che una volta guarita probabilmente non esiterà a uccidermi per nutrirsi della mia carne&comma; in fondo è la sua natura&comma; e io non posso certo oppormi alla natura&period;<&sol;p>&NewLine;<p>La bestia&comma; incurante del vecchio&comma; continuò a consumare il suo pasto&period; Il vecchio tornò in casa&period; Forse dovrei chiamare la polizia&comma; pensò&comma; ma fu un pensiero fuggitivo&comma; un pensiero che apparteneva ad un’altra epoca&period;<br &sol;>&NewLine;Sedette sul divano afflitto come se avesse commesso un errore irreparabile&period; Come se si sentisse responsabile della rovina del mondo&period; Di quell’apocalisse assurda che stava colpendo il suo quartiere e magari l’intero pianeta&period;<br &sol;>&NewLine;Accese il televisore senza troppe aspettative&period; Non c’erano segnali&comma; una nebbia fitta copriva lo schermo&comma; in sottofondo oltre il ronzio pensava di percepire urla atroci&period;<br &sol;>&NewLine;Tornò in giardino attirato dai nuovi rumori che la bestia moribonda produceva&period; Si stava contorcendo come presa da convulsioni&comma; spettacolo orribile a vedersi&comma; aveva quegli occhiacci rossi strabuzzati&comma; la pancia era tesa come da un corpo estraneo che volesse uscire&period; Dalla bocca le usciva un liquido verdastro che formava pozze maleodoranti nel giardino&period; Dove si formavano l’erba avvizziva rapidamente&period; Il vecchio arretrò alla porta temendo che la bestia potesse rotolargli addosso e schiacciarlo sotto il suo peso&period; Ma d’improvviso si calmò e mettendosi in piedi faticosamente sputò un orrendo verme grasso e lungo come un serpente&comma; un verme con due teste provviste di tenaglie&period; La bestia lo fece a pezzi con le zampe affilate&comma; lo ridusse in tante parti che continuavano a contorcersi di vita riflessa&comma; una delle teste finì a pochi passi da lui&comma; puzzava in modo osceno&comma; il vecchio dovette stringersi il naso per non vomitare&period;<br &sol;>&NewLine;Le bestia sembrava guarita&comma; si reggeva sulle zampe affannata ma il peggio era passato&period; Il vecchio non sapeva se rallegrarsene o dolersene&period;<br &sol;>&NewLine;Ora mi farà a pezzi&comma; si ciberà delle mie carni&comma; tenendomi vivo fino all’ultimo come fanno certi predatori&comma; mi mangerà pezzo per pezzo e io sentirò tutto&comma; sentirò i denti&comma; quel rumore disgustoso di masticazione&comma; sentirò il mio corpo andarsene a poco a poco&comma; mi abituerò forse al dolore&comma; forse perderò conoscenza&period;<&sol;p>&NewLine;<p>La bestia lo fissò a lungo&comma; però invece di balzargli addosso se ne andò&period; Il vecchio sconcertato guardò lo scempio del giardino&comma; tanto duro lavoro per riportarlo all’antico splendore&period; Si concesse un po’ di riposo&comma; si accomodò su una seggiola sotto la veranda e contemplò la desolazione del quartiere&period; Notò solo ora quel rivolo di sangue che scorreva dai terrazzi&comma; un filo rosso che a terra formava pozze scure&period;<&sol;p>&NewLine;<p>Non passò molto tempo che la bestia tornò&comma; accompagnata da altre bestie come lei&period; Gli furono attorno minacciose&comma; a semicerchio&period; Riconosceva la bestia di cui si era preso cura&comma; era più magra e macilenta delle altre&comma; nelle fauci stringeva la testa di un uomo&colon; era il vicino del piano di sopra&comma; l’uomo della giovane coppia&comma; chissà che fine aveva fatto la ragazza&period; Le bestia avanzò e depositò ai suoi piedi la testa del giovane del piano di sopra&period; Mancava di un occhio e il naso era rosicchiato ma lo riconosceva&period; Con un muto cenno del capo la bestia indicò la testa mozzata e poi si allontanò saltando la siepe&comma; così fecero le altre bestie&period;<br &sol;>&NewLine;Gli avevano risparmiato la vita e gli avevano reso omaggio portandogli la testa mozzata&period; Che cosa si aspettavano&quest; Che mangiasse quella testa in segno di gradimento&quest; Il vecchio immaginò il resto dei suoi giorni sulla terra&comma; unico sopravvissuto in un mondo dominato da quelle bestie&comma; ne fu atterrito&period; Sollevò la testa mozzata e rientrò in casa&period; La mise in una teglia&comma; accese il forno&comma; poi andò a rigovernare la stanza come faceva sempre prima di pranzo&period;<&sol;p>&NewLine;<p>&nbsp&semi;<&sol;p>&NewLine;<p>di Nicola Pasa<&sol;p>&NewLine;<p>In copertina&colon; Bert I&period; Gordon&comma; <i>The Food of the Gods<&sol;i> &lpar;Il cibo degli dei&rpar;&comma; 1976&period; Un fotogramma&period;<&sol;p>&NewLine;&NewLine;&NewLine;<p>Se ti è piaciuto l'articolo condividi il post sul tuo social network preferito&comma; basta un click su uno dei pulsanti che trovi qui sotto al post&comma; 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